﻿{"id":418,"date":"2022-02-04T09:19:37","date_gmt":"2022-02-04T08:19:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/?p=418"},"modified":"2022-02-04T12:12:28","modified_gmt":"2022-02-04T11:12:28","slug":"musica-e-arte-oscurita-e-bellezza-nel-mondo-contemporaneo-conversazione-con-marcello-aitiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/2022\/02\/04\/musica-e-arte-oscurita-e-bellezza-nel-mondo-contemporaneo-conversazione-con-marcello-aitiani\/","title":{"rendered":"Musica e arte, oscurit\u00e0 e bellezza nel mondo contemporaneo. Conversazione con Marcello Aitiani"},"content":{"rendered":"<div class=\"row\"  id=\"row-222547898\">\n\n\t<div id=\"col-1473504918\" class=\"col small-12 large-12\"  >\n\t\t\t\t<div class=\"col-inner text-left\"  >\n\t\t\t\n\t\t\t\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-432 alignleft\" src=\"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Marcello-Artiani-300x300.png\" alt=\"\" width=\"236\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Marcello-Artiani-300x300.png 300w, https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Marcello-Artiani-150x150.png 150w, https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Marcello-Artiani.png 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 236px) 100vw, 236px\" \/><em>Fra gli scritti della recente pubblicazione di <\/em><strong>Giancarlo Lucariello<\/strong><em>, Una melodia infinita, edita da Baldini+Castoldi, sono inseriti i saggi di <\/em><strong>Marco Betta<\/strong><em> (compositore e sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo) e di <\/em><strong>Marcello Aitiani<\/strong><em> (pittore, musicista e saggista).<\/em><\/p>\n<p><em>La struttura tripartita della pubblicazione rivela l\u2019amore di Lucariello per il teatro e la musica: nell\u2019 Overture e nell\u2019 Atto primo, racconta in prima persona la storia di un suo progetto controcorrente perseguito con un grande lavoro, che ha portato alla nascita dei primi cinque album del complesso dei Pooh. Opere-canzoni che \u00abhanno fatto cantare e innamorare intere generazioni\u00bb, come \u00e8 scritto nel risvolto di copertina. Segue un Intermezzo di <\/em><strong>Andrea Pedrinelli<\/strong><em> (critico musico-teatrale e storico della canzone). L\u2019 Atto secondo, con i due saggi, chiude infine la scena.<\/em><\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> S\u00ec, una pittura che include il ritratto a grafite di Lucariello. E da un suo particolare, con il grafico <strong>Stefano Puddu Crespellani<\/strong>, abbiamo elaborato anche l\u2019immagine del cofanetto della Warner che contiene la riedizione in vinile dei primi 5 LP del gruppo italiano negli anni \u201970.<\/p>\n<p><em>Una superficie lacerata, sofferta, ma con pigmenti in \u201cgradazioni del blu che salgono nell\u2019alba crescente di luce\u201d, come si legge a fianco del frontespizio del libro.<\/em><\/p>\n<p><strong>R: Il contrasto che rilevi corrisponde a quello che percepisco nell\u2019animo di Lucariello,<\/strong> riflette inquietudini che avverto al fondo del suo immaginario. Penso che proprio un simile immaginario (e non la ricerca di una banale celebrit\u00e0) lo ha abbia \u201ccostretto\u201d a operare; tanto che l\u2019industria discografica, le classifiche, il successo, il business, i contratti, etc., come lui stesso scrive gli sono sempre stati difficili da sopportare. Da questo, l\u2019antitesi di una superficie della pittura lacerata, ma dipinta con i colori dell\u2019alba, che sempre m\u2019incantano al sorgere della luce.<\/p>\n<p><strong>Tuttavia faccio osservare che queste gradazioni di colore sono ribaltate: nel trapasso fra la notte e il giorno,<\/strong> sull\u2019orizzonte oscuro della terra si distende una fascia di luminosa chiarezza e di gialli rosati, che salendo si trasformano in azzurri sempre pi\u00f9 cupi.<\/p>\n<p><strong>Qui invece il <em>climax<\/em> \u00e8 rovesciato: dai blu quasi neri si sale ai gialli chiari in alto. Come se guardassimo<\/strong> l\u2019alba non dal nostro mondo ma dal profondo del cielo. Il rovesciamento \u00e8 voluto e ha il suo significato; ma preferisco che ognuno, se vuole, sia libero di cercarne uno proprio.<\/p>\n<p><em>Da questa immagine il libro si apre e col tuo saggio si chiude.<\/em><\/p>\n<p><strong>R: \u00c8 cos\u00ec. Ma il termine \u201csaggio\u201d \u00e8 da intendersi in questo caso come un insieme di assaggi, non come un testo sistematico<\/strong>; un saggio posto alla conclusione, ma che certo non conclude ed esaurisce i vari aspetti che mi hanno attirato suggerendomi qualche riflessione. \u00c8 piuttosto una voce autonoma, come sono anche gli altri scritti contenuti nel libro, ognuno dei quali individua motivi, differenti fra loro o sviluppati diversamente.<\/p>\n<p><em>Ma comunque tutto verte su quei primi cinque LP del complesso dei Pooh, su quelle realizzazioni.<\/em><\/p>\n<p><strong>R: No, non tutto. E comunque non \u00e8 questo l\u2019argomento delle mie riflessioni. Lo stesso Lucariello non scrive un saggio<\/strong> su quelle produzioni, piuttosto ripercorre vicende del suo operare con il gruppo e delle relazioni col mondo dell\u2019industria discografica; ripensa insomma a momenti della propria vita in quegli anni turbolenti. Mi ha espresso il desiderio che dal quel vissuto il libro si aprisse, grazie ai saggi, a pi\u00f9 ampie dimensioni del nostro tempo e al di l\u00e0 del mondo della canzone.<\/p>\n<p><em>Come si rapporta il tuo scritto con quel mondo artistico, diverso dal tuo?<\/em><\/p>\n<p><strong>R: Sempre pi\u00f9 mi sono convinto che anche e soprattutto in arte non \u00e8 bene ignorare la realt\u00e0 con le sue contraddizioni<\/strong> e chiudersi in specialismi isolati e in circoli elitari. Fin dai tempi del liceo, alla fine anni Sessanta, alcune tendenze musicali mi apparivano fuori dagli schemi, diverse sia dalla musica \u201ccolta\u201d che \u201cleggera\u201d. Cos\u00ec, per conoscerle dal di dentro, ho operato anche in settori dell\u2019industria musicale.<\/p>\n<p><strong>Nel 1978 ho chiuso questa fase. La ricerca di linguaggi che fossero aperti al pi\u00f9 ampio pubblico di una societ\u00e0 ormai di massa<\/strong>, senza che tuttavia cadessero in forme standardizzate sulla base di eccessive pressioni commerciali, mi appariva non pi\u00f9 praticabile.<\/p>\n<p><strong>Ho \u201cscoperto\u201d successivamente che anche i vari universi delle arti e della cultura \u201calta\u201d sono implicati<\/strong> in logiche e interessi extra-estetici. E ho compreso che soprattutto nella frastagliata fenomenologia artistica del nostro periodo storico non \u00e8 saggio dividere tutto in chiaro o in scuro: il meglio di qua e tutto il peggio di l\u00e0. \u00c8 invece opportuno uno sguardo complesso. Occorre certo un acuto discernimento delle differenze, lo sottolineo, ma sapendo anche cogliere la fecondit\u00e0 di alcune ibridazioni.<\/p>\n<p><em>La richiesta di Giancarlo Lucariello \u00e8 stata insomma uno stimolo per ripensare anche ai tuoi percorsi artistici a partire dagli stati d\u2019animo degli inizi giovanili.<\/em><\/p>\n<p><strong>R: S\u00ec, quelli di un adolescente che si veniva formando in una scuola ancora indirizzata alla cultura della nostra tradizione<\/strong>, che viveva in una delle nostre magnifiche citt\u00e0 storiche, ma era immerso nello tsunami del boom economico.<\/p>\n<p><strong>Amavo studiare anche \u201cmusica classica\u201d, mentre nei concerti rock organizzati per i balli del liceo il suono del basso elettrico<\/strong>, che mai prima avevo sentito dal vero, mi colpiva nelle ossa, sparato da enormi amplificatori Marshall da 120 Watt; esperienza di un tribalismo tattile della musica. Ed ero acceso dalle sonorit\u00e0 dell\u2019organo Hammond dei Procol Harum, del rock progressivo dei King Crimson, degli oscillatori VCO e dei primi sintetizzatori commercializzati per una musica di massa.<\/p>\n<p><strong>Vivevo la citt\u00e0 di Duccio di Boninsegna e dei grandi affreschi di Ambrogio Lorenzetti mentre la<\/strong> <em>Pop Art<\/em> impazzava dopo la Biennale di Venezia del \u201964.<\/p>\n<p><strong>Sotto la spinta del mercato e della critica, era ormai in fase avanzata il passaggio della supremazia<\/strong> artistica dall\u2019Europa agli Stati Uniti, e l\u2019abbandono del grande modello culturale ereditato dal passato, a favore della globalizzazione della cultura commerciale, oggi imperante. Gli artisti pop, soprattutto americani, eleggevano a protagonisti dei propri lavori oggetti banali della quotidianit\u00e0 senza, a mio parere, una sufficiente riflessione sui caratteri della \u201csociet\u00e0 dei consumi\u201d che li favoriva.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019attenzione problematica che invece non era del tutto assente in pittori italiani, pur sensibili a quella corrente,<\/strong> e ancor pi\u00f9 marcata negli ambiti della \u201cPoesia visiva\u201d, o comunque delle \u201cNuove scritture\u201d, con autori come <strong>Eugenio Miccini<\/strong>, <strong>Lamberto Pignotti<\/strong> o <strong>Luciano Caruso<\/strong>, quest\u2019ultimo proteso anche in altre direzioni e dimensioni espressive, di matrici perfino arcaiche nell\u2019ansia continua di non adeguamento alle omologazioni del pensiero.<\/p>\n<p><strong>Di tali contrasti e cambiamenti in quella fase degli anni Sessanta non avevo un chiaro discernimento.<\/strong> Ero anch\u2019io investito dalla rivoluzione in atto e non potevo tirarmi fuori. Sentivo che era importate vivere le realt\u00e0 esistenziali e semplici del quotidiano, per\u00f2 interrogandole, cogliendone oscurit\u00e0 e luci, senza abbandonarmi dogmaticamente alle tendenze dominanti, come anche larga parte del mondo artistico stava invece facendo e ancora fa.<\/p>\n<p><em>Il contrasto fra oscurit\u00e0 e luce, tra oscurit\u00e0 e bellezza torna infatti anche nel titolo del tuo saggio.<\/em><\/p>\n<p><strong>R: Dopo lo sfacelo e le distruzioni della guerra, lo sviluppo economico italiano e la scelta di perseguirlo<\/strong> in contesti di libert\u00e0 fu effettivamente miracoloso e importante, ma dalla met\u00e0 degli anni \u201960 i primi segnali di squilibri ecologici, sociali, estetici e morali cominciavano ad emergere. Ero un adolescente, ma ricordo con particolare emozione l\u2019alluvione di Firenze del 1966: uno tra i vari segnali, che la societ\u00e0 non ha colto per tempo, dei probabili disastri favoriti dalla rapida perdita del senso della misura e dei limiti sia delle risorse umane che naturali.<\/p>\n<p><strong>Eppure gi\u00e0 dai primi del Novecento (se non vogliamo tornare a opere ancora pi\u00f9 precoci, come<\/strong><em> L\u2019urlo<\/em> di <strong>Munch<\/strong> del 1893, che infatti cito nel mio scritto) la narrativa, la poesia, la drammaturgia, la musica, il cinema, i tanti movimenti artistici espressionisti e d\u2019avanguardia avevano avvertito la presenza di simili pericoli, manifestato il loro disagio e la presenza di un crescente vuoto esistenziale.<\/p>\n<p><em>Come si riflette il quadro che hai tracciato nel tuo scritto?<\/em><\/p>\n<p><strong>R: Non ho dipinto un quadro, se mai ho fatto uno schizzo. N\u00e9 sono un sociologo o uno storico.<\/strong> Ho guardato ai miei ricordi, ho ripensato ai miei lavori, ai miei percorsi e ai fenomeni del mondo esterno. Naturalmente ho prestato attenzione anche alle esperienze raccontate da Lucariello. Ma il mio scritto non ha un taglio biografico e non attiene ai contenuti musicali di quelle produzioni. Ho guardato a quei vissuti e a quei brani soprattutto in quanto artefatti.<\/p>\n<p><em>Cosa intendi quando dici di aver guardato \u00aba quei vissuti e a quei brani in quanto artefatti\u00bb?<\/em><\/p>\n<p><strong>R: Tutte le cose che gli uomini creano sono artefatti, enti fatti-ad-arte. Arte, in questo caso, nel significato<\/strong> del termine greco \u03c4\u03ad\u03c7\u03bd\u03b7 <em>(t\u00e8chne)<\/em>. Dunque cose, creazioni non solo artistiche, materiali o immateriali, fatte secondo una regola, una progettualit\u00e0, un\u2019idea.<\/p>\n<p><strong>Queste realt\u00e0 create dall\u2019uomo sono in un certo senso \u201cesseri intermedi\u201d tra il mondo vivente e quello non vivente.<\/strong> Studi come quelli di <strong>Paolo Inghilleri<\/strong> <span style=\"color: #ed1c24;\">[1]<\/span> mostrano che, al di l\u00e0 della loro utilizzabilit\u00e0, gli artefatti da un lato contengono sempre informazioni, significati, valori o dis-valori che essi \u201cassorbono\u201d da noi che li realizziamo, anche se spesso di questo non siamo consapevoli. Chi ad esempio ha cementificato male tanta parte del nostro territorio, vi ha lasciato impresso il marchio del proprio disvalore. E ha creato anche effetti di amplificazione; perch\u00e9 gli artefatti non solo assorbono, ma anche rilanciano nella societ\u00e0 questi contenuti (positivi o negativi) favorendo modalit\u00e0 di comportamento. Gli artefatti incidono pertanto sui processi tanto psicologici che pratici.Non \u00e8 dunque un caso che lo psicologo <strong>James Hillman<\/strong> abbia scritto che \u00absiamo malati nel cuore perch\u00e9 siamo malati nelle cose\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Si dovrebbe prestare molta attenzione non solo a come si progetta e si agisce, ma anche alle ricchezze<\/strong> o alle bruttezze che gli artefatti testimoniano. Farlo con grande studio, responsabilit\u00e0 e cura per averne coscienza il pi\u00f9 possibile.<\/p>\n<p><em>Questo vale anche per gli oggetti di design, per opere d\u2019architettura, di musica, di cinematografia, per la pittura, per i beni culturali in genere\u2026<\/em><\/p>\n<p><strong>R: Di certo. Anche un\u2019opera d\u2019arte o d\u2019artigianato vive solo se rimane accesa la nostra capacit\u00e0 di \u201cleggerla\u201d,<\/strong> di amarla, di comprenderla. Bisogna saper interrogare l\u2019antichit\u00e0, non mummificarla, e da un simile dialogo possono sgorgare opere inedite e sensate. Penso che sia disastroso ignorare tutto questo e strumentalizzare l\u2019arte (di oggi e del passato) per fini prevalentemente commerciali. Ecco, io ho cecato di cogliere negli artefatti \u2013 pensati e realizzati da <strong>Lucariello, Facchinetti, D\u2019Orazio, Fogli, Battaglia, Canzian, Negrini<\/strong> e gli altri collaboratori \u2013 qualcosa della loro umanit\u00e0 e del pi\u00f9 ampio contesto in cui erano inseriti, negli aspetti belli e in quelli negativi. Tutto questo non in modo esauriente e con analisi storiche o di scienze sociali o altro, come ho detto, ma scorgendo in essi riverberazioni, segnalando analogie con momenti e motivi offerti da altri contesti, di pensiero e vita, dalla pittura, da vari tipi di musica, dalla poesia\u2026 quali si sono presentati alla mia coscienza, dal passato soprattutto novecentesco, all\u2019oggi. Un modo non nostalgico per riflettere su alcuni aspetti della realt\u00e0 che ognuno di noi, dal proprio singolare punto di vista, ha vissuto e che oggi vive. Penso sia un aiuto per immaginare altri scenari possibili.<\/p>\n<p><em>Il tuo saggio come si rapporta agli altri scritti della pubblicazione?<\/em><\/p>\n<p><strong>R: Con una metafora musicale, potrei dire che questo libro si avvicina nella sua struttura a una <em>forma-sonata<\/em>:<\/strong> all\u2019<em>esposizione<\/em> dei temi di Lucariello segue uno <em>sviluppo<\/em> con variazioni, modificazioni, interferenze, cambi di tonalit\u00e0 apportati dagli autori degli altri scritti. Manca tuttavia la <em>ripresa<\/em> finale come conclusione circolare e ri-equilibrante delle varie linee tematiche; anche perch\u00e9 come ho detto il mio as\/saggio non intende chiudere ed esaurire la storia, se mai aprirla.<\/p>\n<p><strong>Una simile configurazione pu\u00f2 risultare non gradita, incoerente, o poco\u2026 circo\/scritta. Eppure \u00e8 proprio<\/strong> tale diversit\u00e0 di registri, una simile variet\u00e0 di livelli e di prospettive differenti; \u00e8 proprio questo prismatico intreccio complesso e non lineare che costituisce a mio parere uno dei suoi aspetti pi\u00f9 originali e apprezzabili.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 85%;\"><em><strong>-A questo punto qualche\u2026 assaggio da Musica e arte, oscurit\u00e0 e bellezza nel mondo contemporaneo di Marcello Aitiani. Solo pochi frammenti, quasi epigrafi tratte dai cinque paragrafi che lo compongono: Visioni, L\u2019incanto della bellezza, Il tempo migliore, Musica da vedere, Immaginando altre musiche.<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 85%;\"><em><strong>Brani arricchiti, solo per la nostra rivista, da riproduzioni di opere di Aitiani di vari anni, nelle fotografie di Bruno Bruchi.<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 85%;\"><em><strong>Queste immagini non sono illustrazioni del testo, piuttosto un suo ampliamento visivo, risonanze meta-testuali in linea con la poetica che lo contraddistingue.<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><strong>Visioni<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019incubo di un dormiveglia opprimente, ho incontrato negli anni Venti del secolo scorso il poeta <strong>Thomas Stearns Eliot<\/strong>, che scriveva incurvato su fogli sparsi.<\/p>\n<p>Da sopra ho sbirciato<\/p>\n<p>Siamo gli uomini vuoti \/ Siamo gli uomini impagliati<\/p>\n<p>Che appoggiano l\u2019un l\u2019altro \/ La testa piena di paglia. Ahim\u00e8! \/ Le nostre voci secche, quando noi \/ Insieme mormoriamo \/ Sono quiete e senza senso \/ Come vento nell\u2019erba rinsecchita<\/p>\n[\u2026]\n<p>\u00c8 questo il modo in cui finisce il mondo \/ \u00c8 questo il modo in cui finisce il mondo \/ \u00c8 questo il modo in cui finisce il mondo \/ Non con uno schianto ma con un piagnucolio <span style=\"color: #ed1c24;\">[2]<\/span><\/p>\n<p>E intanto lontano ruotavano nell\u2019aria una voce e suoni ipnotici dei Doors, vuoti, neri, con improvvisi bagliori di fiamma:<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la fine \/ Amica bella \/ Questa \u00e8 la fine \/ Mia unica amica, la fine\u2026<span style=\"color: #ed1c24;\">[3]<\/span><\/p>\n[\u2026]\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>L\u2019incanto della bellezza<\/strong><\/p>\n<p>\u2026 quest\u2019armonia \u00e8 stata in parte dimenticata in questa societ\u00e0, spesso<em> in-sensibile \u00abcome un paziente eterizzato disteso su una tavola\u00bb <\/em><span style=\"color: #ed1c24;\">[4]<\/span>; \u00e8 sconosciuta a quanti vivono prigionieri della quantit\u00e0 e non si curano della qualit\u00e0; \u00e8 invisibile a un\u2019economia e a una tecnologia al servizio di se stesse e non degli uomini, a una scienza riduzionista che ignora le interconnessioni complesse tra i saperi che sono alla base anche di un\u2019autentica ecologia integrale; incomprensibile a quegli operatori scientifici e a quei tecnologi che, come scriveva <strong>Leonardo<\/strong> nel suo <em>Trattato della pittura<\/em>, si occupano solo \u00abdella quantit\u00e0 continua e discontinua, ma della qualit\u00e0 non si travagliano, la quale \u00e8 bellezza delle opere della natura ed ornamento del mondo\u00bb <span style=\"color: #ed1c24;\">[5]<\/span>.<\/p>\n[\u2026]\n<p><strong>Il tempo migliore<\/strong><\/p>\n<p><strong>Esistiamo nell\u2019incessante alternarsi di opposti e le varie arti \u2013 la musica, la pittura, la poesia\u2026 \u2013 ne riflettono il ritmo<\/strong>. Viviamo nel flusso di <em>chr\u00f2nos<\/em>, del tempo che inesorabile scorre divorando istanti e giorni, come il dio Kr\u00f2nos i suoi figli, secondo il racconto del mito greco.<\/p>\n<p><strong>Accade allora, talvolta, che si accenda in noi il desiderio di sentire, nel pulsante svolgimento inarrestabile<\/strong> del tempo, una sorta di <em>musica infinita<\/em>; in lei polarit\u00e0 e dinamismo ritmico si trascendono, senza annullarsi, in qualcosa di permanente. Siamo rapiti in una <em>immota-mobilit\u00e0<\/em>. Una totalit\u00e0 che \u00e8 propria del tempo <em>aionico<\/em>, secondo i termini del <em>Timeo<\/em> platonico:<\/p>\n<p><strong>Leggo ne La danza di Henri Matisse, il rito d\u2019omaggio a quest\u2019intima unit\u00e0 nella diversit\u00e0, al divenire del tempo<\/strong> e, insieme, all\u2019eterno. Nella pittura le linee che definiscono le cinque figure che danzano con le mani intrecciate sono curvilinee e dinamiche. Esprimono gioia di movimento e ritmo. Ma sono incastonate, fissate nella superficie dell\u2019opera come in una tarsia. Figure e sfondo appaiono sullo stesso piano, nell\u2019equilibrio di vuoti e pieni. I cinque personaggi sono di un <em>rosso-arancio<\/em> bilanciato perfettamente col <em>verde<\/em> (la terra) e <em>l\u2019azzurro<\/em> cupo (il cielo). Secondo le armonie del colore, \u00e8 un accordo stabile e forte, come quello di un Do Maggiore. Il blu cosmico, che occupa pressappoco i tre quarti del dipinto, aggiunge un senso di assoluto, non astratto e inerte, per\u00f2, ma vivo e palpitante nelle sue variazioni tonali.<\/p>\n<p><strong>Questa pittura non esprime una violenza selvaggia, come a volte si dice, ma un gioioso e saldo equilibrio attivo [\u2026]<\/strong>; la danza a mani intrecciate di <em>chr\u00f2nos<\/em> e <em>ai\u00f2n<\/em>, del tempo e, insieme, di una superiore unit\u00e0 permanente.<\/p>\n[\u2026]\n<p><strong>Musica da vedere<\/strong><\/p>\n<p>\u2026 ho trovato interessante e significativo quanto <strong>Giancarlo Lucariello<\/strong> racconta sulle sue \u201cpartiture visive\u201d, preparate per il fonico <strong>Gualtiero Berlinghini<\/strong>. Memore dei suoi trascorsi di studente del liceo artistico, allievo di <strong>Afro Basaldella<\/strong>, notevole pittore dell\u2019informale italiano, aveva intuito che per esprimere la sua idea musicale non poteva utilizzare i segni e le grafie delle tradizionali partiture; era necessario mostrargli con disegni e colori quali fossero le sue aspettative in relazione a parametri di profondit\u00e0 spaziale, di echi e riverberi. Elementi riguardanti il suono \u2013 al di l\u00e0 di altezze, ritmi, dinamiche, tonalit\u00e0, etc.\u2013 da implementare con le possibilit\u00e0 uniche offerte dalle nuove tecnologie di registrazione.<\/p>\n<p><strong>Possono essere molti gli esempi di somiglianze, almeno \u201cdi superficie\u201d, con partiture contemporanee [\u2026]<\/strong>; un tipo di corrispondenza visiva tra suono e segno studiata e praticata da molti musicisti e teorici tra i quali, ad esempio, <strong>Karlheinz<\/strong> <strong>Stockhausen<\/strong> o <strong>Domenico Guaccero<\/strong>. [\u2026] Si tratta di partiture realizzate con grafismi, ideogrammi, colori; segni vari, insomma, fatti per essere anche solo guardati, come un disegno o come un quadro\u00bb <span style=\"color: #ed1c24;\">[6]<\/span>.<\/p>\n[\u2026]\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Immaginando altre musiche<\/strong><\/p>\n<p>\u2026 L\u2019uomo \u00e8 anche creatore di miti, visioni e sogni che, intrecciati alla realt\u00e0, in un certo senso la trasformano. Per la scienza stessa, osservano <strong>Silvano Tagliagambe<\/strong> e <strong>Angelo Malinconico<\/strong> da una prospettiva quantistica:<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 85%;\"><em><strong>\u00absiamo noi a organizzare e a strutturare l\u2019ambiente in cui viviamo. [\u2026] Il che significa che pi\u00f9 che porre domande direttamente alla natura, come riteneva la fisica classica, e prendere atto delle sue risposte, ci confrontiamo con l\u2019interazione tra la mente e la natura. Questa interazione produce continuamente nuovi scenari, in tutte le direzioni e su tutte le scale\u00bb <\/strong><\/em><\/span><span style=\"color: #ed1c24;\">[7]<\/span>.<\/p>\n<p>Per il filosofo e sociologo<strong> Edgar Morin<\/strong> l\u2019industria culturale non pu\u00f2 esser vista soltanto come una macchina per guadagni o condizionamenti ideologici. [\u2026] Per questo la stessa industria culturale non pu\u00f2 fare a meno della cultura \u201cclassica\u201d. Togliamola e croller\u00e0 anche l\u2019altra e il contesto sociale tutto. [\u2026]\n<p><strong>Scrive Mauro Ceruti:<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 85%;\"><em><strong>\u00ab\u00c8 in questo orizzonte che pu\u00f2 delinearsi un nuovo umanesimo planetario prodotto dalla coscienza della comunit\u00e0 di destino che lega ormai tutti gli esseri umani e tutti i popoli del pianeta, e che lega l\u2019umanit\u00e0 intera alla Terra\u00bb <\/strong><\/em><\/span><span style=\"color: #ed1c24;\">[8]<\/span>.[\u2026]\n<p>Ci\u00f2 che ha fatto, e ci\u00f2 che scrive <strong>Giancarlo Lucariello<\/strong> nella <em>\u201cconfessione autobiografica\u201d<\/em> di questa pubblicazione, manifesta la forza dell\u2019immagine, esprime l\u2019incanto provocato in lui da alcune opere filmiche. E fa capire come un\u2019arte possa produrre effetti sull\u2019altra, e come sia importante \u00abreintegrare l\u2019immaginario nella realt\u00e0 dell\u2019uomo\u00bb.<\/p>\n[\u2026]\n<p>\u00ab\u2026 tre generazioni fotografate insieme con un occhio ai ritratti classici del passato che tanto amava Visconti e che Giancarlo Lucariello aveva immaginato in anticipo, proiettandole nella sua mente e descrivendole a tutti noi della troupe con grande cura ed attenzione\u2026\u00bb.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 85%;\"><strong>Mauro Balletti, autore delle fotografie dell\u2019album Un po\u2019 del nostro tempo migliore del 1975, in Giancarlo Lucariello, Baldini+Castoldi, Milano 2021, p. 79-80.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 85%;\">[1] Paolo Inghilleri, La \u201cbuona vita\u201d. Per l\u2019uso creativo degli oggetti nella societ\u00e0 dell\u2019abbondanza, Guerini e Associati, Milano 2004.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 85%;\">[2] Thomas Stearns Eliot, The Hollow Men (Gli uomini vuoti), 1925.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 85%;\">[3] Jim Morrison e The Doors, The End. La versione pi\u00f9 nota \u00e8 del 1967.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 85%;\">[4] Thomas Stearn Eliot, The Love Song of J. Alfred Prufrock (Il canto d\u2019amore di J. Alfred Prufrock), 1917 (prima pubblicazionw).<\/span><br \/><span style=\"font-size: 85%;\">[5] Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, Primo Volume \u2013 Parte I, c. 13 (condotto sul Cod. Vaticano Urbinate 1270).<\/span><br \/><span style=\"font-size: 85%;\">[6] Marcello Aitiani, Arte totale. Appunti e frammenti, in Marcello Aitiani, Nave di luce. Arte musica telematica, Electa, Milano 1990, p. 49-50.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 85%;\">[7] Silvano Tagliagambe, Angelo Malinconico, Tempo e sincronicit\u00e0. Tessere il tempo, Mimesis Edizioni, Sesto San Giovanni (MI), p. 14.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 85%;\">[8] Mauro Ceruti, La rotta della fraternit\u00e0, nel tempo della complessit\u00e0, in Papa Francesco, Fratelli tutti, Schol\u00e8 \u2013 Editrice Morcelliana, Brescia 2020, p. 239.<\/span><\/p>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\n\t\n\n\t<div id=\"col-1567078096\" class=\"col small-12 large-12\"  >\n\t\t\t\t<div class=\"col-inner text-center\"  >\n\t\t\t\n\t\t\t\n<a rel=\"noopener noreferrer\" href=\"https:\/\/www.aboutartonline.com\/musica-e-arte-oscurita-e-bellezza-nel-mondo-contemporaneo-conversazione-con-marcello-aitiani\/\" target=\"_blank\" class=\"button primary is-outline is-small lowercase\"  >\n    <span>Leggi l'articolo su ABOUTARTONLINE.COM<\/span>\n  <\/a>\n\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\n\t\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra gli scritti della recente pubblicazione di Giancarlo Lucariello, Una melodia infinita, edita da Baldini+Castoldi, sono inseriti i saggi di Marco Betta (compositore e sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo) e di Marcello Aitiani (pittore, musicista e saggista).<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-418","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/418","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=418"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/418\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":452,"href":"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/418\/revisions\/452"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=418"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=418"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giancarlolucariello.it\/melodiainfinita\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=418"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}